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Via si parte!
La prima tappa del viaggio Londra-Milano alla quale ispirati...

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MA CHE CI FACCIO IO QUA?

di Tommaso Urselli

Che poi l'avevo letto, su Sandokan, il portale dei viaggi:

NON CI SONO DUBBI: A LONDRA SI VA IN AEREO
UNICA ECCEZIONE VA FATTA PER CHI HA LA FOBIA DI VOLARE

Allora gli ho telefonato, a Sandokan, e gli ho detto:

"Senti, Sandokan…Quell'unica eccezione di cui tu parli…sono io…Che devo fare?"

E Sandokan mi fa:

"Signore, escludendo la soluzione-aereo, ci sarebbe la soluzione-auto, che però sconsigliamo per la lunghezza del viaggio: Londra dista da Milano milleduecentocinquanta chilometri…Ma il problema principale, come può facilmente intuire, sono soprattutto i costi: nei costi, oltre alla benzina, deve includere quello del pass per le autostrade svizzere, i pedaggi più che salati delle autostrade francesi, il biglietto per la navetta ferroviaria dalla Francia all'Inghilterra…In ogni caso, se ha intenzione di scegliere la soluzione-auto, la informiamo che…"

"Sandokan, fermati un attimo" gli dico. Ma lui ormai va come un treno:

"…la strada più breve passa per Chiasso, Lucerna, Basilea, Strasburgo, Reims, Calais, dove poi s'imbocca l'Euro tunnel che in poco più di mezz'ora la conduce sull'altra sponda e…"

"Sandokan, o ti calmi o riattacco…Mi fai parlare?"

"Prego, signore…"

"Neanche la soluzione- auto fa per me: non ho la patente".

"In questo caso, signore, le consiglio vivamente di fare un piccolo sforzo e di tornare a considerare la soluzione-aereo…Magari, che so, abbinandola alla soluzione-pastiglie-Sandokan-contro-il-mal d'aereo-e-non-solo. La nostra agenzia le mette gratuitamente a disposizione dei clienti ma, data l'elevato numero delle richieste, le consiglio di venire a prenotarle di persona presso i nostri uffici. Le posso fare una confidenza? Anch'io ne faccio uso…In aereo…Ma anche in auto…Ma anche semplicemente per andare a piedi…Ma anche semplicemente per starmene tranquillamente seduto in poltrona a guardare la televisione…Quando pensa di venire a ritirarle? L'orario di apertura dei nostri uffici è dalle…"

"Senti, Sandokan, io non voglio minimamente mettere in dubbio l'efficacia delle tue pastiglie, verrò a prenderle… Ma l'aereo… Proprio non ce la faccio… Non ci sarebbe un'altra opzione?"

"Vediamo… Lei è proprio fortunato… Ecco qua quello che fa per lei… terza e ultima è la soluzione: forse-voi-non-lo-sapevate-ma-anche-in-treno-si-può-fare, ossìa: Londra- a- portata-di-rotaia. Che gliene sembra?"
"Mi sembra convincente".

"Bene. Lei ha fatto senz'altro un'ottima scelta. Il treno è senz'altro il mezzo di trasporto favorito da chi ama fare del sano turismo esperienziale. Il treno è senz'altro il mezzo di trasporto più socializzante. Il treno è senz'altro un treno. Un treno entra e esce dal cuore delle città e…"

"Sandokan, sono d'accordo con te: il treno è un treno, il treno entra e esce dal cuore delle città eccetera eccetera…Ma io vorrei più che altro rientrare nel cuore di Alison, che è tanto che non mi scrive più. Mi sa che mi vuole lasciare per qualche inglese. Che devo fare? Perché non mi scrive, secondo te? "

"La soluzione che lei stesso ha dato al problema mi sembra la più immediata e ovvia: ci sarà sicuramente qualche inglese che…"

"Grazie del conforto, Sandokan… Mi sa che aveva ragione mio padre… "Lasciala perdere, l'inglese"… Lo sai, Sandokan, da quanto tempo non si fa viva Alison? Da… da… Guarda… non me lo ricordo neanche più… Sarà da subito dopo il liceo… Eppure, fino alla maturità, tutto bene… Poi, a un certo punto, ha cominciato a scrivermi cose del tipo… come here… vienimi a trovare… it can't be… non è possibile che un amore duri a lungo soltanto per lettera… I must see you… devo vederti di persona almeno una volta nella mia vita… Oh, mio padre non vuole, le ho scritto, che ci posso fare… Prima devo fare l'università, ha detto… Mi laureo, e poi posso viaggiare, posso fare quello che voglio… Ma fino ad allora, Alison, dobbiamo rimanere pen-friends… In fondo è bello anche così, no?... Non mi ha più risposto… Lo sai cosa vuol dire, Sandokan, che ogni giorno ho continuato a guardare nella cassetta delle lettere per vedere se dentro ci trovavo una di quelle buste rosa come me le mandava Alison, col francobollo con la regina d'Inghilterra che Alison doveva aver comprato da qualche tabaccaio inglese, uscendo dalla sua casa inglese, prendendo l'autobus a due piani inglese… Ma niente: né francobolli inglesi né buste rosa inglesi comparivano nella mia cassetta delle poste italiana… O era vuota, o c'erano cose che non riguardavano me… E allora mi prendeva un vuoto allo stomaco… Non so se mi puoi capire, Sandokan… E' un po' difficile che mi capisci se non hai mai fatto questa esperienza… Tu ce l'hai mai avuta una pen-friend? ...Guarda, ti assicuro… Altro che le tue pastiglie… Uno, ti fai dei viaggi in tutto il mondo standotene comodamente seduto a casa tua… Due, corri anche il rischio di innamorarti come è successo a me… Lo sai che cosa vuol dire che ti innamori di una che non parla la tua lingua, che ha abitudini completamente diverse dalle tue, che vede cose diverse dalle tue… Vuol dire che ti si spalancano davanti nuovi orizzonti, Sandokan… Per esempio io, prima di scrivermi con Alison, mica lo sapevo che esistevano autobus a due piani… Adesso lo so, a Londra esistono, me l'ha scritto Alison… Mica lo sapevo che esistevano i Beatles, i Rolling Stone, la musica inglese, l'underground… io mi ero fermato a Per Elisa che mi aveva insegnato mio zio al pianoforte… Adesso so che esiste anche il punk, me l'ha scritto Alison… Figurati, ho messo su anche un gruppo rock qua a Milano… "I soffererence"… la sofferenza come progetto di vita… per il momento non abbiamo ancora fatto concerti, ma presto ne faremo uno… è che ci manca ancora il chitarrista… e il bassista… e il batterista… per il momento c'è solo il cantante… che sono io… A proposito, Sandokan, tu che strumento suoni?
Comunque io te lo consiglio, dovresti provare a farti una pen-friend… Se vuoi te lo procuro io qualche indirizzo… Magari anche tu ti metti a fare corrispondenza con una bella inglese… Sempre se non hai niente contro gli inglesi… Se no, non c'è problema… Ti trovi una danese, una francese, una svizzera, quello che vuoi tu… Che poi, ti confesso, Sandokan, che prima di stare con Alison, c'ho avuto anche il mio periodo gay… Mi scrivevo con un turco…
Comunque, per tornare a noi, la soluzione Londra-a-portata-di-rotaia mi interessa… Lo posso fare… L'università l'ho fatta… C'ho messo un po' di tempo, ma alla fine ce l'ho fatta… Papà m'ha detto che posso cominciare a viaggiare, a vedere il mondo, a uscire fuori di casa… Anzi, che DEVO uscire… E, possibilmente, non tornare più… Dove vado?...Vado da Alison… E' l'unico mio punto di riferimento esterno… Tu dici che si ricorda di me?...In fondo è passato solo qualche anno… E in questi anni io non è che mi sono fatto altre pen-friend… Ho continuato a pensare e a scrivere solo a lei…A nche se lei non mi rispondeva e…"

"Corra da lei allora, non perda tempo, venga subito da noi alla Sandokan Viaggi, ad acquistare il suo biglietto: partendo da Milano sono sette ore fino a Parigi e poi tre ore con l'Eurostar fino a Londra passando sotto la Manica. Lo sa?: nel lontano 1891 anche Sherlock Holmes e Watson si fecero in treno il percorso Londra-Milano alla caccia del terribile Professor Moriarty…Certo, nel loro caso…"

Non ho perso tempo, sono corso da lei...Tututùm-tututùm-tututùm… E sono arrivato qua, alla stazione di Waterloo.
Scendo dal treno, cerco un elenco telefonico e sull'elenco cerco Alison. L'elenco è pieno di Alison. Ma nessuna col suo indirizzo, quello dove io ho sempre scritto. Allora mi viene il dubbio: che Alison, durante i miei venti anni di università, abbia cambiato indirizzo? Tutta colpa di Sandokan: mi ha messo fretta per farmi comprare il suo biglietto senza darmi il tempo di raccogliere le idee.
Le raccolgo adesso.
Tiro fuori dal portafoglio la foto di Alison, fermo il primo che passa e gli dico: "E' Alison…La conosci?".

"Alison?" mi fa quello. E tira fuori anche lui una foto, di sua sorella... Le mettiamo vicino: non è lei.

Fermo un altro: Alison è sua figlia.

Un altro ancora: Alison è sua madre.

Mi passa a fianco uno che chiama sua moglie: "Alison, Alison…"… Non è lei.

Comincio ad agitarmi un po'.
Prendo una pastiglia-Sandokan-contro-il-mal-d'aereo-e-non-solo e mi sembra di cominciare ad avere una visione delle cose un po' più chiara. E nella mia testa, come se la mia testa fosse una pagina bianca, si va formulando lentamente ma a caratteri cubitali una domanda…

MA CHE CI FACCIO IO QUA?

…domanda a cui credo di poter rispondere, se non proprio con una risposta - all'università non sono mai stato un genio nel problem solving - almeno con un'altra domanda…

NON E' CHE MI CONVIENE RISALIRE SUL TRENO E TORNARMENE INDIETRO?

A questa domanda, sono i miei piedi a rispondere. I miei piedi, con tutto quello che c'è di annesso e connesso, risalgono sul primo treno per Milano. Il mio sedere si accomoda sulla poltrona di uno scompartimento per il momento vuoto. La mia testa pensa: "Ma chi me l'ha fatta fare". E a questo pensiero ne fa da sottofondo un altro: un pensiero ritmato, musicale…una specie di conto alla rovescia…
…meno nove… otto… sette… sei… cinque… quattro… tre… due… uno… zero… Partìti… Tututùm tututùm tututùm… We're leaving… Ciao Londra… Ciao Alison… E chi ti rivede più… Anzi, chi t'ha mai vista… Magari un giorno ci vediamo…pensa la mia testa mentre viene cullata dal ritmo del treno…. Ci vediamo da qualche parte, in un'altra città, una città che non è né Londra né Mìlano...E'…Che so, una Milano londinese...Ci incontriamo in questa città, la nostra città, e noi ancora non ci conosciamo e allora IO ti dico: - Ciao. E TU mi dici: - Ciao.
E IO: - Mi chiamo Paride…
E TU: - Paride?
IO - Paride. E tu?
TU- Io?
IO- Così, per conoscerci…
TU- Io non…
IO- Il tuo nome…
TU- Oh, nome…
IO- Si, il tuo…
TU- Alison.
IO- Alison?
TU- A…l…i…s…o…n…
IO- Come…
TU- Conosci già qualcuno con questo…
IO- Sì… cioè, no…sì, ma non…tu…tu devi essere Alison…
TU- Io sono, Alison.
IO- No… voglio dire… quella, Alison…
TU- Quella?
IO- Si, anche se papà me lo diceva sempre…"lasciala perdere, l'inglese"…
TU- Paride…
IO- Si, io sono…
TU- Che fai nella vita?
IO- Che faccio?...Ho fatto l'università… L'ho finita… Mi piace la musica… La musica inglese… Ho fondato un gruppo rock…"I sofference"… non abbiamo ancora fatto concerti ma presto ne faremo uno… E tu?
TU- Io?
IO- Voglio dire… Ti piace la musica?...Per me, la musica… Penso che la musica… Voglio dire: che c'è al di sopra della musica?... Non lo so… Niente... Forse...

Tututùm-tututùm-tututùm… Sbaaammm… Musica concreta. Si apre lo scompartimento.
Alison è sparita. Neanche a sognarla, riesco.
Sbaaammm… Si richiude lo scompartimento.
Il signore si siede di fronte a me.
Il signore è un po' strano.
Il signore sugli occhiali ha…che schifo… sono ricoperti di una sottile patina bianca: è forfora.
Il signor forfora ha una ventiquattr'ore, la apre, tira fuori un coltello.
Mi agito un po'.
Il signor forfora tira fuori dalla ventiquattr'ore anche una fetta di pane e ci spalma sopra del formaggio.
Mi rilasso un po'.
Il signor forfora mi chiede se voglio un po' di pane e formaggio.
Dico di no. Ingoio invece l'ultima pastiglia-Sandokan-contro-il- mal-d'aereo-e-non-solo.
Così, per rilassarmi meglio.

Il treno prosegue con la web short story di
Susana Lastreto

 
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