Il Teatro Arsenale ha sede in un antico edificio del centro storico milanese.
Edificato come Chiesa di S.Simone e Giuda nel 1272, annessa al contiguo Convento degli Umiliati, è stato anche luogo di processi dell'Inquisizione.
Nella seconda metà del '500, alla soppressione dell'Ordine degli Umiliati, fu trasformata in Chiesa del Collegio dei Taeggi e dei Calchi; nel '600 chiesa e convento furono sede dell'accademia letteraria degli Incerti. La sconsacrazione avvenne nel 1810 Dagli inizi del '900 e fino al 1975 fu trasformato in Chiesa Evangelica. È del 1976 la denominazione Arsenale.

Dal 1978 è sede della compagnia che vi opera a tutt'oggi, la Compagnia Teatro Arsenale.

La Compagnia Teatro Arsenale
Il nucleo fondamentale è attualmente costituito da Marina Spreafico, Annig Raimondi, Maria Eugenia D'Aquino, Riccardo Magherini, Fulvio Michelazzi, Valentina Colorni, Luca Fusi, Vladimir Todisco Grande.

La Compagnia Teatro Arsenale ha al suo attivo la realizzazione di numerosi spettacoli di teatro e la partecipazione a molti spettacoli di teatro musicale.
Accanto ad una particolare attenzione alla drammaturgia contemporanea, è sempre stata cura della Compagnia la valorizzazione della propria sede con allestimenti che tenessero conto della particolare struttura architettonica della stessa.

Oltre che della normale programmazione il Teatro Arsenale è sede di un'importante Scuola di Teatro.


 
 

Fin dall'inizio l'Arsenale ha mostrato la sua triplice natura: compagnia, scuola di teatro e luogo di ospitalità.

Queste tre vie, autonome e libere una dall'altra, anche nelle responsabilità, sono naturalmente correlate attraverso il nucleo di persone che dà loro vita; questo nucleo è sostanzialmente sempre lo stesso, tanto che a volte è difficile sapere chi ha deciso cosa.
Possiamo dire che alla base c'è un reale interesse per il reciproco lavoro e certamente un condiviso senso e gusto del teatro.
Così, con tutte le sue variazioni e le sue trasformazioni l'Arsenale è come una persona viva: cambia, si modifica, ma è sempre la stessa.
Non è tanto la sequenza dei fatti avvenuti, non è l'elenco degli spettacoli prodotti e ospitati o il numero degli allievi della scuola, ma è il corpo che si è andato formando quello che conta; è l'opera nel suo complesso, che ha valore.
Non ci pare un valore da poco.


   
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